Un portafoglio non è un quadro appeso
Un quadro, una volta appeso, resta com'è per anni. Un portafoglio no. Il giorno dopo la sua costruzione ha già cominciato a cambiare: i mercati si muovono, i pesi si spostano, le prospettive si aggiornano.
Più che a un quadro, un portafoglio somiglia a un giardino. Va progettato con cura, ma poi va seguito: si pota quando qualcosa cresce troppo, si interviene quando cambia la stagione, si lascia crescere quando tutto va per il verso giusto. Un giardino abbandonato non muore subito, ma col tempo diventa un'altra cosa rispetto a ciò che si era progettato.
In questa ultima lezione vediamo che cosa cambia nel tempo, come ci si accorge che è il momento di intervenire, e come leggere i cambiamenti del portafoglio senza farsi trascinare né dall'immobilismo né dalla fretta.
Tre cose che cambiano
| Che cosa cambia | Perché | Che cosa si fa |
|---|---|---|
| I pesi | I mercati salgono e scendono in modo diverso, e le proporzioni del portafoglio si allontanano da quelle scelte | Si ribilancia |
| Le stime | Ogni mese arrivano nuove informazioni, e cambia il portafoglio ottimale | Si aggiorna l'allocazione, se lo scostamento è significativo |
| La situazione di chi investe | Obiettivi, orizzonte e tolleranza alle oscillazioni possono cambiare | Si rivede il profilo |
Sono tre cambiamenti di natura diversa, e conviene tenerli distinti. Il primo riguarda il portafoglio, il secondo i mercati, il terzo la persona.
Ribilanciare: riportare i pesi in linea
Supponiamo di aver costruito un portafoglio con il 40% in azioni e il 60% in obbligazioni. Se nei mesi successivi le azioni salgono molto e le obbligazioni restano ferme, il portafoglio può ritrovarsi al 48% in azioni senza che nessuno abbia deciso nulla. È più rischioso di quanto si era scelto.
Ribilanciare significa riportare i pesi vicino ai valori stabiliti. In pratica, si vende una parte di ciò che è salito di più e si compra ciò che è rimasto indietro. È una disciplina utile anche dal punto di vista psicologico: costringe a fare il contrario di ciò che suggerisce l'istinto, che spinge a inseguire ciò che è appena salito.
Ribilanciare troppo spesso, però, ha un costo: commissioni, differenze tra prezzi di acquisto e vendita, effetti fiscali. Per questo conviene fissare delle soglie: si interviene quando lo scostamento supera un certo livello, non a ogni piccola oscillazione. Le soglie le stabilisce chi gestisce il portafoglio, in base alle proprie esigenze e ai costi che deve sostenere.
Aggiornare: quando cambiano le stime
Il ribilanciamento riporta il portafoglio ai pesi decisi in origine. Ma che cosa succede quando sono le prospettive dei mercati a cambiare?
Ogni mese le stime di rendimento, volatilità e correlazione vengono aggiornate, e con loro il portafoglio ottimale. Come abbiamo visto nella Lezione 9, il processo è costruito per evitare che il portafoglio cambi volto a ogni aggiornamento: stime prudenti, portafoglio medio, vincoli, frontiera principale su aree poco correlate. Ma qualcosa, da un mese all'altro, cambia sempre.
Ogni mese, quindi, si confronta il portafoglio in essere con il nuovo portafoglio ottimale. Se lo scostamento è piccolo, si lascia tutto com'è. Se è significativo, perché l'ordine tra i mercati è cambiato in modo netto o perché una stima si è spostata molto, si valuta un intervento. Anche qui la decisione spetta a chi gestisce il portafoglio, tenendo conto dei costi e dei benefici attesi.
Un accorgimento pratico: ribilanciamento e aggiornamento si possono spesso fare insieme. Se il portafoglio va comunque ribilanciato, conviene farlo verso il nuovo portafoglio ottimale, anziché verso quello di partenza.
Rivedere il profilo
Il terzo cambiamento è il più facile da trascurare, perché non si vede sui grafici. Le persone cambiano: si avvicina la pensione, nasce un figlio, si vende un'attività, si affronta una spesa importante. Cambiano gli obiettivi, l'orizzonte, la capacità di sopportare le oscillazioni.
Un portafoglio perfettamente efficiente, ma costruito per una situazione che non esiste più, non è più il portafoglio giusto. Per questo il profilo va rivisto con regolarità e, comunque, ogni volta che accade qualcosa di rilevante. Se il profilo cambia, cambia il tratto di frontiera su cui costruire il portafoglio.
Come ci si accorge che è il momento
Seguire un portafoglio nel tempo richiede attenzione costante, e diventa impegnativo quando i portafogli sono molti. Per questo Smartfolio segnala i casi che richiedono una valutazione:
- Deviazione dal profilo di rischio: il rischio del portafoglio è uscito dai limiti coerenti con il profilo di chi investe.
- Revisione periodica: è arrivato il momento previsto per rivedere il portafoglio.
- Previsioni diventate negative: uno o più mercati presenti nel portafoglio hanno ora un rendimento atteso negativo.
Il controllo può avvenire in tre modi: automaticamente, a intervalli regolari; su richiesta, per tutti i portafogli in una volta sola; oppure su richiesta, per un singolo portafoglio. Il software segnala; la decisione su se e come intervenire resta a chi gestisce il portafoglio.
Leggere i cambiamenti
Quando il portafoglio viene modificato, la tentazione è leggere la modifica come la correzione di un errore: "se cambiamo, vuol dire che prima avevamo sbagliato". Quasi mai è così.
Un portafoglio che cambia perché sono cambiate le prospettive dei mercati è un portafoglio che funziona come deve: le decisioni di ieri erano giuste con le informazioni di ieri, quelle di oggi tengono conto delle informazioni nuove. Un portafoglio che non cambiasse mai, al contrario, ignorerebbe tutto ciò che è successo nel frattempo.
Per leggere correttamente un cambiamento, conviene porsi tre domande:
- Che cosa è cambiato? I pesi per effetto dei mercati, le prospettive dei mercati, o la situazione di chi investe?
- Quanto è grande il cambiamento? Riguarda i dettagli delle sub-allocazioni o le grandi proporzioni tra le aree?
- Il portafoglio resta coerente con il profilo? Volatilità attesa, perdita possibile in uno scenario sfavorevole, orizzonte.
Se le risposte sono chiare, il cambiamento è sotto controllo. Ed è anche facile da spiegare.
La fine del percorso
Siamo partiti, nella prima lezione, da un quadro e da un lampadario: costruire un portafoglio è un mestiere, fatto di strumenti e del sapere quando e come usarli. In dodici lezioni abbiamo visto quali sono quegli strumenti.
Il rendimento atteso, e la capacità di ordinare i mercati più che di indovinarne i numeri. La volatilità, con i suoi limiti e le sue regole. La correlazione, che rende un portafoglio meno rischioso dei mercati che lo compongono. La frontiera efficiente di Markowitz, e la prudenza necessaria per usarla bene. La diversificazione dei modelli, che protegge dagli errori di previsione. La costruzione per livelli, dalle grandi aree agli strumenti. E, infine, la cura nel tempo.
Nessuno di questi strumenti, da solo, garantisce un buon risultato. Usati insieme, con metodo e con onestà sui loro limiti, permettono di costruire portafogli che offrono il rischio più basso per il rendimento cercato, e che restano coerenti con chi investe anno dopo anno.
In sintesi
- Un portafoglio cambia nel tempo per tre ragioni: l'andamento dei mercati, l'aggiornamento delle stime, l'evoluzione della situazione di chi investe.
- Il ribilanciamento riporta i pesi in linea; conviene farlo per soglie, non a ogni oscillazione.
- L'aggiornamento si basa sul confronto mensile con il nuovo portafoglio ottimale; si interviene quando lo scostamento è significativo.
- Il profilo va rivisto con regolarità; un cambiamento del portafoglio non è la correzione di un errore, ma il risultato di informazioni nuove.